poesia

Corro alla finestra
sul vetro le dita,
gli occhi indifferenti,
quanto è corta la vita.
Un passero irrequieto ignorante del destino,
forse torna al nido,
chi controlla il suo cammino?

 

Sorride spensierato il piccolo pargolo,
porta il suo sguardo sulla punta dl cipresso,
vorrebbe essere li per sentirsi un gigante.
Non sa che un giorno questo sarà il sogno di un vecchio e non potrà più tornar bambino.

Il mio viso si sposta verso il cielo,
su sfondo sereno nuvole bianche e imperfette
si nascondono e riappaiono, ma ci sono sempre.
Il loro orologio non ha lancette.
Decido allora di fare come loro,
ora il tempo non è un nemico
salto, gioco, grido, amo il mondo intero.
Non mi fermo e penso a chi mi ha dato la vita
vorrei proprio conoscere il responsabile di questo mistero.

Matteo