Si può vincere la morte? 

Antonius Block è il cavaliere disilluso e amaro che in Settimo sigillo di Bergman di ritorno dalle crociate trova la sua amata Svezia devastata dalla peste e dalla disperazione. Deve affrontare la morte e giocarsi il suo futuro in una partita a scacchi. E più volte le parla: Voglio parlarti il più sinceramente possibile, ma il mio cuore è vuoto: è uno specchio che mi guarda. Vi vedo riflessa la mia immagine e provo disgusto e paura… perché io dovrei avere fede nella fede degli altri…

  La fede è una pena così dolorosa! E’ come amare qualcuno che è lì fuori al buio e che non si mostra mai per quanto lo si invochi!” L’immagine del duello con la morte mi affiora nella memoria, scrivendo queste righe, mentre l’inverno la fa ancora da padrone. 

 

Si può vincere la morte?

Sorrido pensando alle vecchie cartoline pasquali delle nonne (con fiori di pesco, agnellini, campanelle  che suonano a distesa…). Da settimane, mi sono più insistenti i discorsi su: crociere pasquali, viaggi, menu turistici, cure termali,  week end in città d’arte oppure là  dove il sole è sempre abbagliante e caldo. Più ancora mi impressionano le cronache crude su violenze, povertà, attentati, che, come una danza macabra, assediano la nostra speranza e avvelenano la gioia di vivere.

Ma ogni tanto incontro credenti veri, vivo in comunità alternative, che camminano ‘con in bocca le lodi di Dio e nelle mani una spada a due tagli’ (Sal 149): lì posso fare l’esperienza della Risurrezione, lì il Signore si mostra vivo nei segni della sua passione.

Il loro esistere è il segno forte, incontrovertibile,  di un mondo del futuro di Dio già operante e di un mondo che verrà. La morte si può vincere perché Lui l’ha già fatto per noi e per sempre.

Allora la Risurrezione è vera e certa se la Pasqua di Gesù genera questi testimoni. Lui ‘si è rialzato’; ha davvero aperto le tombe, se esistono ancora i profeti.

Cerca ciascuno nel Giardino, per asciugare le lacrime e battere la paura. Cerca e  crea luoghi non di evasione o di fuga ma di incontro e di novità. Il Risorto cerca uomini morti per farne dei viventi.

Ogni tanto passo per Sansepolcro: vado nel palazzo dei Conservatori a contemplare il Risorto: nella fredda luce dell’alba il corpo tornito affrescato da Piero della Francesca emerge dai colli toscani indagato con grande precisione anatomica, avvolto in una tunica rosacea. Emerge dalla tomba, Uomo nuovo,  separando alle sue spalle lo spoglio paesaggio invernale da una rigogliosa primavera  E’ la risposta alla Danza macabra che nei cimiteri  metteva paura per spingere poveri e ricchi a penitenza, per il timore della morte e del giudizio.

Ma non può essere la paura a farmi credere nella Risurrezione, a sperimentarla. Non sarà il dotto apologeta a scaldarmi il cuore. So che il Risorto non va dimostrato ma mostrato in un’esistenza vera, bella, buona.

Certo ci vogliono occhi nuovi, fatti nuovi dalla fede, nell’esercizio dell’ascolto della Parole e dalla preghiera di lode, capaci di meraviglia e di stupore dall’esercizio della preghiera di lode. Gli occhi della fede che sappiano ri-conoscere, malgrado l’eccesso di male e la sproporzione dei compiti, che ci assediano.

Perché nella sua Pasqua, come quando era tra noi, continua a cercare l’uomo assetato e disilluso, impaurito o cinico, mostrando i segni della sua passione (At 1,3). Per questo non è più la morte a farci paura, ma una vita senza l’incontro con Lui.

Sac. Romano Martinelli 

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